CULTURA IN ESILIO?

Se per “cultura” si intende in senso lato ogni attività umana e l’insieme dei prodotti che ne derivano, alla domanda del titolo va sostituita un’affermazione: la cultura non è in esilio, non è in crisi, è in movimento, come è sempre stato e come sempre sarà.

Si tratta di indagare semmai la natura di tale movimento, cercando di ipotizzarne la direzione. È in crisi, invece, una concezione accademica della cultura, per la quale modi, tipi e criteri di giudizio vengono considerati valori assoluti. C’è grande difficoltà, in un’epoca in cui si consumano con grande velocità mode, tendenze, teorie, a percepire quel flusso di continuità nel tempo, di non deperibile che caratterizza i momenti di crescita culturale. Che cosa possiamo attenderci da un’epoca che considera ogni cosa come merce? Un’epoca per cui la gratuità, nel senso più nobile del termine, dell’espressione artistica è addirittura impensabile? Facile diventare “laudatores temporis acti”, facile chiudersi in un disdegnoso silenzio.

Più difficile cercare di “vivere” all’interno del cambiamento, mantenendo un atteggiamento possibilista, che non rifiuti cioè a priori gli apporti e le espressioni artistiche e culturali del momento. Del resto, al tempo di Internet, la facilità con cui è possibile reperire informazioni determina spesso un approccio superficiale, mancanza di controllo sui dati, acquisizione acritica di affermazioni spesso del tutto infondate. Come fare, allora? Perseguire il proprio fine di arricchimento culturale, custodendo gelosamente le proprie acquisizioni e i propri convincimenti? È la via scelta da molti, da troppi. Si finisce con il costituire piccoli centri di incontro, quasi delle sette, nei quali centri ci si riconosce, in una sorta di autoreferenzialità che è la morte stessa della cultura.

Ecco, la cultura. Per chi scrive è l’incessante spinta a tradurre in studi, ricerche, espressioni d’arte la non redimibile curiositas verso tutto ciò che l’ingegno e la creatività dell’uomo possono produrre. Si cerca, quando è possibile, di diffondere almeno il germe di tale curiositas, ci si sente sommersi in un mare dilagante di superficialità e di volgarità, si assume un atteggiamento di resistenza, direi di lotta. Ecco, la cultura così intesa non è in esilio, è ben dentro la società, lotta per sopravvivere, a  volte, per emergere di nuovo. Guai però a pensare di avere risposte definitive! Si smentirebbe il concetto stesso di cultura. Duttilità mentale, capacità di cogliere vari punti di vista, dedizione allo studio e alla ricerca…

Ognuno di noi potrebbe probabilmente indicare parecchie persone con tali caratteristiche, ciascuna però con la sensazione di solitudine che coglie quando ci si sente non perfettamente in sintonia con il mondo circostante. È qui la vera cultura, non nelle presentazioni, nelle mostre, nelle apparizioni televisive. È nella vita di tutti i giorni, nel mantenere accesa la fiaccola di una conoscenza non episodica e superficiale, nel cercare di diffonderla magari tra poche persone, ogni volta con la sensazione di una vittoria. È nel vivere seguendo la luce di valori che derivano dalla passione, dalla perseveranza, dalla consapevolezza che la ricerca della conoscenza è il senso stesso dell’essere uomo. Siamo qui, a tratti travolti dalla velocità del cambiamento, ma determinati, in attesa. Riemergeremo.

 

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