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SENECA Testo, traduzione |
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Carissimo Lucilio, la differenza che vi è tra la filosofia e le altre arti è la stessa, ritengo, che esiste tra quella parte della filosofia che riguarda gli uomini e quella che cerca di giungere agli dei. Quest’ultima è più profonda e più ardita, si è spinta oltre i confini, non si è limitata a ciò che si può vedere, ma ha ipotizzato che esistesse qualche cosa di più grande e di più bello che la natura avesse posto oltre i limiti dello sguardo umano. [...] O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit! Quamdiu cum affectibus colluctamur, quid magnifici facimus? Etiamsi superiores sumus, portenta vincimus? Quid est cur suspiciamus nosmet ipsi quia dissimiles deterrimis sumus? Non video quare sibi placeat qui robustior est in valetudinario. Multum interest inter vires et bonam valetudinem. Effugisti vitia animi: non est tibi frons ficta, nec in alienam voluntatem sermo compositus, nec cor involutum, nec avaritia quae, quicquid omnibus abstulit, sibi ipsi neget, nex luxuria pecuniam turpiter perdens quam turpius reparet, nec ambitio quae te ad dignitatem nisi per indigna non ducet: nihil adhuc consecutus es; multa effugisti, te nondum. Virtus enim ista quam affectamus magnifica est, non quia per se beatum est malo caruisse, sed quia animum laxat et praeparat ad cognitionem caelestium dignumque efficit qui in consortium deo veniat. Che cosa disprezzabile è l’uomo se non sa elevarsi al di sopra delle cose umane! Quando lottiamo con le nostre passioni, che cosa facciamo di nobile? Anche se riusciamo a vincerle, superiamo forse cose straordinarie? Che senso ha l’arroganza di chi è semplicemente diverso dai peggiori? Allo stesso modo, non vedo che motivi di vanto abbia chi, tra i malati di un ospedale, sta appena un po’ meglio degli altri. C’è molta differenza tra le forze e una buona salute Hai evitato i vizi dell’animo: non sei ipocrita, non modelli le tue parole secondo il desiderio altrui, non sei un dissimulatore. Non sei avido e dunque non neghi a te stesso qualunque cosa tu abbia strappato agli altri; non hai in te la lussuria, che dissipa vergognosamente quel denaro che deve poi recuperare in modo ancora più vergognoso, non sei ambizioso e dunque non giungerai a cariche importanti con mezzi indegni. Ebbene, nonostante ciò, non hai ancora ottenuto nulla: hai evitato molte miserie, ma non ancora te stesso. Questa virtù alla quale invece noi tendiamo è magnifica, non perché sia di per sé cosa felice l’essere privo di male, ma perché apre l’animo e lo prepara alla conoscenza delle cose celesti, rendendolo degno di unirsi a Dio. [...] Punctum est istud in quo navigatis, in quo bellatis, in quo regnatis. Ponitis minima, etiam cum illis utrimque oceanus occurrit. Sursum ingentia spatia sunt, in quorum possessionem animus admittitur, et ita si secum minimum ex corpore tulit, si sordidum omne detersit et expeditus levisque ac contentus modico emicuit. Cum illa tetigit, alitur, crescit ac velut vinculis liberatus in originem redit et hoc habet argumentum divinitatis suae quod illum divina delectant, nec ut alienis, sed ut suis interest. Secure spectat occasus siderum atque ortus et tam diversas concordantium vias; observat ubi quaeque stella primum terris lumen ostendat, ubi columen eius summumque cursus sit, quousque descendat; curiosus spectator excutit singula et quaerit. Quidni quaerat? Scit illa ad se pertinere. È solo un punto questo mondo nel quale combattete, nel quale edificate regni che sono minima cosa anche quando hanno come confine i due oceani. In alto vi sono spazi immensi, che solo con l’intelletto è possibile conoscere, a patto naturalmente che l’animo porti con sé una parte minima del corpo, se lava via ogni macchia e si leva in volo libero, leggero, contento solo del necessario.
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